Clara Schiavoni

RECENSIONE DI MONICA BOCCI

Dal blog di Monica Bocci
Nelle ultime recensioni, ho lasciato ampio spazio ad alcune letture che hanno toccato profondamente la mia femminilità e il mio intimo. L'ultima lettura, di pochissimi giorni fa, mi ha portato indietro nel tempo, addirittura nel decennio tra il 1433 e il 1443. Si tratta di un romanzo storico "Sono tornata. Elisabetta Malatesta Varano: l'amore, il dolore, il potere" di Clara Schiavoni (Edizioni Simple). Ma quello che mi spinge a parlare di questo romanzo è che queste pagine trapelano di una femminilità audace, piena di dignità, forza, coraggio. Quella che tante donne hanno dimostrato nei secoli di storia, difendendo soprattutto i figli e lottando per garantire loro un futuro che restituisse piena dignità quando questa era stata oltraggiata e violata. Lo hanno sempre fatto tante, tantissime donne, belle e coraggiose, come Elisabetta, ma anche quelle modeste e dignitosissime, meno tutelate dalla società, dove questi drammi si sono consumati e si consumano (purtroppo) anche oggi.
Questo è il primo romanzo storico che narra i dolorosi e cruenti accadimenti della piccola, ma vivace corte quattrocentesca dei Da Varano di Camerino. Elisabetta Malatesta (figlia di Galeazzo e di Battista Sforza) è una donna felice accanto a suo marito, il duca Piergentile da Varano. Nel 1433 i due fratellastri del marito, Gentilpandolfo e Berardo, con la complicità del delegato papale Giovanni Vitelleschi, fanno imprigionare e poi uccidere Piergentile e suo fratello Giovanni, amati dai cittadini della marca camerte. La tragedia impone ed Elisabetta di prendere in mano le redini della disgrazia, ma soprattutto di salvare i suoi figli : Rodolfo e Costanza.
In questo romanzo troverete, accanto a precisissimi dettagli storici, una narrazione delicatissima e struggente dei sentimenti di una giovane donna, Elisabetta, mossa da un profondo amore per suo marito e da una volontà ferrea di riportare suo figlio Rodolfo ad essere il Signore di Camerino e di salvare anche il destino della figlia Costanza. E ciò riuscirà a farlo dopo quasi nove anni di esilio presso i genitori nella città di Pesaro.
Inutile raccontarvi la trama. Il romanzo scorre delicatissimo e insieme preciso nei sentimenti, a volte di gioia, ma spesso di dolore, sconforto, smarrimento, delle donne di questa famiglia che rappresentano un po' tutto l'universo femminile in cerca di una riscossa ostinata e tenace nei confronti di un destino avverso.
Mi capita sempre più spesso di riflettere su questo universo femminile: quello che si difende, che lotta e lo fa sempre animato da un sentimento di profondo amore e di giustizia. A noi donne spetta il triste compito di portare in salvo i nostri cari. La felicità sta proprio nel poter tornare. Vittoriose. Come Elisabetta.
Monica Bocci, Corinaldo (AN)